STORIOGRAFI NORMANNO-SVEVI
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Storiografia dell’Italia meridionale normanno-sveva
AMATUS CASINENSIS mon. Ystoire de li Normant
GAUFRIDUS MALATERRA mon. De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae comitis et Roberti Guiscardi fratris eius
GUILIELMUS APULIENSIS Gesta Roberti Wiscardi
ALEXANDER TELESINUS abb. Ystoria Rogerii regis Sicilie Calabrie atque Apulie
FALCO BENEVENTANUS Chronicon Beneventanum
(ps.) HUGO FALCANDUS Liber de regno Sicilie
IOHANNES BERARDI mon.
Chronicon Causariense
PETRUS DE EBULO Liber ad honorem Augusti
 Storiografia dell’Italia meridionale pre-normanna  
ERCHEMPERTUS BENEVENTANUS mon. Ystoriola Langobardorum Beneventi degentium
Anonymus Chronicon Salernitanum

ERCHEMPERTUS BENEVENTANUS mon.

• Erchemperto, monaco benedettino a Benevento.
• opera: Ystoriola Langobardorum Beneventi degentium .
• edizione: MGH, Scriptores rerum Langobardicarum et Italicarum, ed. G. Waitz, 1878, pp. 231-264
• la cronaca copre gli anni 774-889.


CHRONICON SALERNITANUM

• scritto nello scorcio del sec. X da un anonimo monaco, probabilmente del monastero di San Benedetto a Salerno.
• edizione: U. Westerberg, Stockholm 1956.
• la cronaca copre gli anni 747 al 974.
• il testo narra la storia dei principati longobardi dell’Italia meridionale con particolare attenzione a Salerno (la stesura sembra doversi collocare anteriormente al 980). La corposità narrativa (Cilento parla di «esigenza fabulatrice») è data dai numerosi aneddoti attinti alla tradizione orale e spesso provvisti di morale edificante. Tale spiccata vena narrativa fa del Chronicon una lettura accattivante e piacevole, che, al di là di giudizi negativi, consente veri e propri spaccati di un Medioevo barbarico e al tempo stesso raffinato e “decadente”, in cui vive gli ultimi sprazzi la dicotomia longobardo/bizantina, a pochi anni dal ciclone normanno.


AMATUS CASINENSIS mon.

• Amato di Montecassino, monaco a Montecassino, muore entro il marzo 1101.
Opera: Ystoire de li Normant.
• edizione: Amato di Montecassino, Ystoire de li Normant, ed. V. De Bartholomaeis, Roma 1935.
• la cronaca copre gli anni 1016-1078.
• Amato, monaco a Montecassino, fu anche vescovo di una diocesi campana (secondo l'ipotesi di Errico Cuozzo, Nusco). Di lui ci dà notizie Pietro Diacono. Lo storico cassinese ci informa delle opere scritte da Amato, tra le quali alcuni pregevoli ritmi. E’ autore di una Historia Normannorum, che però ci è pervenuta soltanto in una traduzione in francese del XIV secolo, in un unico manoscritto (Par. lat. 688) attualmente alla Nazionale di Parigi.
Amato è il primo storiografo dell'Italia meridionale che si rende conto dell'importanza dell'arrivo dei Normanni. Protagonisti della sua storia sono Roberto il Guiscardo e, soprattutto, Riccardo Drengot d'Aversa, dal 1058 principe Normanno di Capua.

GUILIELMUS APULIENSIS

• Guglielmo di Puglia [XI sec.].
• opera: Gesta Roberti Wiscardi
• edizione: Guillaume de Pouille, La geste de Robert Guiscard, ed. M. Mathieu, Palermo 1961.
• la cronaca copre gli anni 1016-1085.
• pochissimo sappiamo della biografia di Guglielmo di Puglia, nemmeno se si tratta di un laico o di un ecclesiastico. Egli scrive i Gesta Roberti Wiscardi: un poema in esametri, in cinque libri, che narra la storia dell'arrivo dei Normanni nel Mezzogiorno d'Italia, dal primo incontro con Melo da Bari, in Puglia, nel 1016, e fino al 1085, anno della morte di Roberto d'Altavilla, detto il Guiscardo.
Rispetto al racconto di Amato, Guglielmo guarda alle vicende del Sud dal punto di vista della Puglia, ma riesce ad organizzare una visione complessiva e critica dei rapporti dei Normanni con la Chiesa, coi Bizantini, coi Longobardi; la sua stessa valutazione della figura del Guiscardo influenzerà non poco la storiografia successiva. Certo non è possibile chiedergli delle spiegazioni razionalizzanti alle vicende e ai fenomeni; comunque il suo racconto è senz'altro tra i più utili per la comprensione del fenomeno normanno. Problematica anche l'individuazione delle sue fonti: senz'altro tradizione orale in più di un caso, ma anche fonti scritte per noi oggi forse perdute.

GAUFREDUS MALATERRA mon.

Goffredo Malaterra, monaco a S. Agata di Catania [seconda parte del secolo XI].
• Opera: De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae comitis.
• edizione: E. Pontieri, in Rerum Italicarum Scriptores 2, V 1, Bologna – Città di Castello 1928.
• la cronaca copre gli anni 1016-1098.
I soli elementi biografici posseduti su Goffredo Malaterra emergono dall’epistola con cui egli dedica l’opera ad Angerio, vescovo di Catania: lo scrittore afferma di provenire «ex partibus transmontanis», che significa certamentge la Francia, anche se non chiarisce da quale regione. Goffredo, giunto in Sicilia dopo il 1091, fu monaco a Sant’Agata di Catania, primo monastero latino dell’isola, di cui era abate Angerio, dedicatario dell’epistola prefatoria, alla fine del 1091 elevato dal Granconte Ruggero I all’episcopato della città etnea.
L’opera, che parte dall’arrivo dei Normanni in Italia meridionale e si chiude con la trascrizione della bolla con cui papa Urbano II nomina Ruggero I e i suoi eredi legati della Chiesa di Roma in Sicilia, è vergata su commissione dello stesso conte di Sicilia. Il testo è un’esaltazione della gens normanna e delle sue virtù.. Col II libro, con cui comincia la narrazione della conquista della Sicilia da parte dei Normanni di Ruggero d’Altavilla (1061), l’azione dei Normanni e di Ruggero appare caratterizzata dal crisma non tanto della religiosità, quanto della ecclesiasticità. Il provvidenzialismo malaterriano si realizza nella concessione ai Normanni della strenuitas, che è la vera chiave di lettura della cronaca.

ALEXANDER TELESINUS abb.

• Alessandro, abate di San Salvatore di Telese (CE) [fine dell'XI sec.-ante 1145].
• opera: Ystoria Rogerii regis Sicilie Calabrie atque Apulie.
• edizione: Alexandri Telesini abbatis Ystoria Rogerii regis Sicilie Calabrie atque Apulie, ed. L. De Nava-D. Clementi, Roma 1991 (FIS 112).
• la cronaca copre gli anni 1127-1136.
• Alessandro di Telese è autore di una monografia su Ruggero II di Sicilia. Si tratta di un'opera su commissione, in quanto la stesura fu richiesta all'abate telesino dalla sorella del sovrano, Matilde d’Avellino. Egli è pertanto esponente tipico di una storiografia che volge a farsi «statuale». Nato e cresciuto in un ambiente ormai già normannizzato, la sua opera storica ha il crisma dell'ufficialità, proprio per l'alta committenza. Ma l'opera dell'abate telesino sembra veicolare un messaggio anche velatamente minaccioso al potere temporale, al punto da far accostare la sua monografia a una sorta di speculum principis.


FALCO BENEVENTANUS

• Falcone, notaio e giudice in Benevento [fine dell'XI sec.-1144?].
• opera: Chronicon Beneventanum .
• edizione: Falcone di Benevento, Chronicon Beneventanum, ed. E. D'Angelo, Firenze 1998.
• la cronaca copre gli anni 1102-1140.
• dell'attività di Falcone quale notaio e giudice della curia pontificia a Benevento resta testimonianza in sedici pergamene da lui rogate o sottoscritte. Egli fu dunque un importante funzionario e politico nella Benevento della dominazione pontificia.
Il Chronicon Beneventanum, pervenutoci acefalo, e probabilmente mutilo anche in fine, espone la storia della città campana, fino all'anno 1127, con fuoco della narrazione tutto "urbano", cioè concentrato sulle vicende interne alla città; dopo, l'ottica si allarga al Mezzogiorno continentale e alla politica internazionale (Papato, Impero germanico, regno di Francia), quando comincia ad attuarsi la politica imperialistica di Ruggero di Sicilia, che culmina nel 1130 con l'incoronazione del Normanno a rex Siciliae.
In Falcone si è spesso visto il portavoce dell’autonomia longobardo-beneventana di fronte ai conquistatori Normanni. In realtà, non è possibile definire la sua storiografia "antinormanna", anche se non mancano le critiche alla volontà conquistatrice del primo re di Sicilia. Anche per la struttura annalistica, il Chronicon non possiede le caratteristiche tipiche solite della storiografia d'età normanna (che è «statuale» o «etnica», secondo le categorie individuate da Gianvito Resta), ma alla storiografia cittadina: è l'unica cronaca municipale del Mezzogiorno, paragonabile alla coeva storiografia "comunale" dell'Italia del Nord (Caffaro, etc.). La stessa figura intellettuale e professionale dell'autore contribuisce a questa identificazione: Falcone è la tipica figura di notaio-cronista, che sarà poi il redattore ufficialmente più qualificato alla stesura delle cronache "comunali".

(ps.) HUGO FALCANDUS

• pseudo Ugo Falcando [seconda metà del secolo XII]
• Opera: Liber de regno Sicilie.
• edizione: La Historia o Liber de regno Siciliae e la Epistola ad Petrum Panormitanae ecclesiae thesaurarium di Ugo Falcando, ed. G.B. Siragusa, Roma 1897.
• la cronaca copre gli anni 1154-1169.
• non esistono certezze sull'identità biografica dell'autore del Liber de regno Sicilie (la critica ha via via proposto identificazioni con diversi personaggi della corte normanno-sveva di Palermo ai tempi di Guglielmo II d'Altavilla). L’autore, probabilmente di origine transalpina (e autore anche della famosa Epistula ad Petrum Panormitanae ecclesiae thesaurarium), è stato personaggio ben introdotto negli ambienti di corte. La stesura del Liber è posteriore al 1181.
Il testo narra gli avvenimenti del regno di Sicilia dalla morte di Ruggero II al 1169, cioè il periodo del regno di Guglielmo I fino all'ascesa al trono di suo figlio minorenne, Guglielmo II, sotto la tutela della madre e di Gualtiero, arcivescovo di Palermo. La narrazione è programmaticamente limitata agli avvenimenti «quae circa curiam gesta sunt»: intrighi e violenze di un mondo curiale palermitano che lasciano un'impressione di malvagità e di corruzione apocalittica, probabilmente al di là della realtà storica.
Dal punto di vista politico, l'autore è fautore dello schieramento baronale, contrapposto alla politica accentratrice della Corona che si appoggia alle forze "nuove" emergenti nel Regnum, soprattutto borghesi (Maione) e musulmani convertiti (i gaiti). Ma in molti tratti è possibile intravedere un lealismo di fondo verso l'istituzione monarchica, che gli fa condannare decisamente, ad es., il tentativo dei baroni di impadronirsi della persona del re approfittando di una rivolta. L’ideale di HF è meno quello di una monarchia feudale che quello di un re giusto, capace di amministrare il suo popolo senza appoggiarsi a ministri corrotti o malvagi.


IOHANNES BERARDI

Giovanni di Berardo, monaco a San Clemente di Casauria (PE) [seconda metà del sec. XII].
Opera: Chronicon Casauriense.
• edizione: L. A. Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, Mediolani 1726, II 2, pp.776-916.
• la cronaca copre gli anni 866-1182.
• il Chronicon Causariense è la cronaca del monastero abruzzese di S. Clemente di Casauria in provincia di Pescara. Esso è opera del monaco Giovanni di Berardo, vissuto probabilmente fino agli inizi del secolo XIII. L’opera è dedicata all’abate Leonardo da parte del confratello Giovanni (e di un continuatore, Rustico) . L’autore verga una cronaca roborata, cioè contenente la trascrizione di documenti relativi alla storia del cenobio (oltre duemila). Il testo dimostra una forte ostilità verso i Normanni, che è dovuta al loro atteggiamento aggressivo verso i possedimenti del monastero; l’ostilità dello scrittore sembra sfumarsi verso la fine della narrazione, forse un riverbero del periodo di pace vissuto dal regno (e quindi dal cenobio) sotto Guglielmo II.


PETRUS DE EBULO

Pietro da Eboli, intellettuale e medico alla corte sveva di Sicilia [ † 1220 circa].
• Opera: Liber ad honorem Augusti.
• edizione: Petrus de Ebulo, Liber ad honorem Augusti sive de rebus Siculis. Eine Bilderchronik der Stauferzeit aus der Burgerbibliothek Bern, ed. Th. Kölzer – G. Becht-Jördens et alii, Sigmaringen 1994.
• la cronaca copre gli anni 1189-1195.
• Pietro d aEboli, maestro e medico alla corte di Enrico VI di Svevia e poi di Federico II, scrive un’opera (nota anche come De rebus Siculis), scegliendo la forma del poema epico-storico: 837 distici elegiaci, dedicati al figlio del Barbarossa tra il 1194 e il settembre 1197 (morte di Enrico). E’ l’unica opera storiografica che tratta del passaggio dalla monarchia normanna a quella sveva. Vi si celebra la lunga e vittoriosa lotta condotta dall’imperatore contro Tancredi di Lecce, cugino di Guglielmo II, morto senza eredi, incoronato re di Sicilia alla morte di Guglielmo. I primi due libri sono dedicati al racconto delle campagne meridionali di Enrico, mentre il terzo, scritto, e probabilmente anche ideato, a distanza di tempo, è un panegirico entusiasta ed esaltato dell’imperatore e del suo governo.
L'opera è straordinariamente “letteraria”, proprio nella forzatura di fatti e situazioni, quale è la ridicolizzazione sistematica di Tancredi e di sua moglie Sibilla; ciò, se da un lato nuoce all'attendibilità del poema come documento storico, ne costituisce la cifra più rilevante sul piano artistico, conferendo alla narrazione una straordinaria vis satirica e simbolica. Stucchevole si dimostra a tratti l'adulazione nei confronti dell'imperatore; tuttavia, la concezione della grandezza e della necessità dell'Impero in quanto unica forza che è in grado di regolare e sistemare la società umana, sembra sincera, ed anticipa la visione dell'Impero che sarà di Dante.

 

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