La fine dell’Impero romano comportò gravi conseguenza per il meridione d’Italia. In particolare, tra il V e il VI secolo, si assiste ad un decadimento delle città, degli insediamenti rurali frequentati in epoca romana e ad un progressivo decremento della demografico, le cui cause vanno ricercate non solo nella profonda crisi in cui versavano le attività commerciali, ma anche nelle ripercussioni dovute alle involuzioni delle strutture civili del mondo romano, nell’opera devastatrice della guerra greco-gotica, nonché nelle frequenti invasioni saracene di guerrieri magrebini che compivano raids sulle coste addentrandosi anche in territori considerati interni e quindi più protetti. Le conquiste longobarde, bizantine e musulmane nell’Italia meridionale avevano creato un clima confuso vista la disomogeneità linguistica e la diversità culturale. La conquista normanna e la lotta che ne scaturì non fu condotta attraverso guerriglie campali, bensì con piccole ma audaci operazioni militari condotte quasi sempre con l’aiuto della cavalleria. La difesa della città campane, governate da principi longobardi, e di quelle pugliesi e calabresi dove si estendeva l’autorità dell’Impero bizantino, era vulnerabile a questo tipo di battaglia. Ognuna di queste città dipendeva, per il proprio sostentamento, dalla campagna circostante che non era per nulla protetta a differenza delle mura delle città. Queste ultime vennero così occupate a poco a poco da piccole bande normanne che si erano insediate nel loro territorio, affamandole. E’ solo in questo modo che può essere spiegato il fenomeno dell’epopea normanna, secondo cui pochi sparuti gruppi di cavalieri venuti dal nord occuparono velocemente gli estesi territori dell’Italia meridionale dando vita al Regnum Siciliae. Bari venne presa ai Greci (1071), Palermo ai Musulmani (1072), Salerno ai Longobardi (1977). I cavalieri normanni saccheggiavano abbazie e monasteri, devastavano i campi e le colture oltre ai piccoli casales che il primo assetto politico longobardo aveva fatto nascere per pressanti motivi di ordine politico ed economico. I signori normanni potenziarono poi questo sistema capillare di controllo del territorio costruendo ulteriormente per poter offrire protezione ai loro coltivatori agricoli e impedire che, rifugiandosi altrove, abbandonassero i campi. Diffusi tra il X e l’XI secolo in quasi ogni abitato rurale del Mezzogiorno, i casales, divennero ben presto altrettanti centri del potere signorile locale. Ci troviamo di fronte a veri e propri sistemi difensivi costituiti da castra (spazi chiusi e fortificati) che si insediano sulle cime dei colli o in luoghi naturalmente protetti, atti al controllo, allo sfruttamento e alla difesa dei nuovi stati. Questo fenomeno, al di là delle variazioni locali, rappresenta una profonda modificazione nelle forme di popolamento e nella struttura agraria, segnando il passaggio da un insediamento aperto e disperso ad abitati concentrati e fortificati. Peraltro, la differenza è percepibile dalla scelta dei siti quasi sempre su alture sino allora disabitate. Intorno al nuovo abitato i terreni vennero strutturati e divisi secondo i tipi di coltura prevalenti: una fascia a policoltura intensiva vicino alle abitazioni, mentre più lontano si collocavano i terreni idonei alla cerealicoltura estensiva e quelli riservati all’incolto. L’incastellamento si attuò quindi attraverso due operazioni contemporanee tra loro: la concentrazione degli uomini in un unico abitato e la costituzione di un territorio compatto con la ridistribuzione in esso delle colture. Accanto a queste preoccupazioni c’erano ovviamente quelle più squisitamente militari che erano predominanti: la funzione di un castello consisteva nella sorveglianza di un importante punto di transito o nel rappresentare un baluardo di difesa nei confronti di vicini potenti o nel caso di invasioni di popoli lontani o ancora nel segnare un importante centro di protezione e di controllo nella conquista di un territorio. Il fenomeno castrale, che nasce tra la fine del X secolo e l’inizio dell’XI secolo e si sviluppa poi nel corso del XII-XIII secolo, ha colpito coloro che ne erano stati testimoni diretti. I cronisti sincroni infatti ne vedevano in esso l’espressione di un disordine politico, sociale e talvolta anche morale. Oggi, grazie all’archeologia medievale, il fenomeno può essere visto in tutta la sua ampiezza. In epoca normanna i castelli possono sostanzialmente essere distinti in tre tipi diversi: a. motte e recinti fortificati; b. dongioni; c. borghi castrali o cinte murarie di città. Il primo tipo di fortificazione di tipo normanna è definito motta,. Si tratta della prima forma di abitato fortificato, costituito da una collinetta artificiale in terra (motta), sovrastato da palizzate lignee e circondato da un fossato culminante con una costruzione lignea fortificata; il terrapieno (motta) ospitava inoltre una torre centrale anch’essa lignea circondata da un cortile (bassa corte), così come lo rappresenta uno dei documenti più singolari dell’epoca stessa, l’Arazzo normanno di Bayeux (1080). Sull’arazzo sono infatti raffigurati i quattro castelli a motta di Dol, Rennes, Dinan e Bayeux, muniti di ponti in legno che permettevano l’accesso all’interno del castello superando il dislivello creato dalla collina artificiale di terra. L’esigenza di costruire un gran numero di castelli nel breve tempo possibile nacque dalla disintegrazione delle entità urbane poste in pianura e, quindi, dalla conseguente creazione di numerose e nuove circoscrizioni territoriali che bisognava difendere e controllare. La motta, è una struttura completamente sconosciuta dai principi longobardi dell’Italia meridionale che fece la sua prima apparizione in Italia meridionale con la venuta dei normanni. In Italia meridionale conosciamo tre esempi che possono risalire ad un tale impianto fortificato: San Marco Argentano e Scriba in Calabria, Vaccarizza in Puglia. La costruzione della motta di San Marco Argentano riportata peraltro da un cronista sincrono del tempo (Malaterra, I, 16), è un insediamento tipico della prima fase della conquista. Edificata da Roberto il Guiscardo, presentava in origine una palizzata in legno su un rilevato di terreno, a cui fu aggiunta una torre quadrangolare a due piani alla sua sommità. Un’altra fortezza di questo tipo è stata individuata nei pressi di Scribla, nella Val di Crati, nel nord della Calabria. Tale edificio, costruito da Ruggero II era costituito da un terrapieno di terra e di ciottoli circondato da un fossato; la recinzione lignea doveva contenere un castello quadrangolare. Nella Capitanata, recentemente è stato messo alla luce, da opportuni scavi archeologici, i resti di un castello ligneo con collinetta artificiale che è affiancata, come per gli omologhi della Normandia, da una specie di cortile (bassa corte). Inoltre, resti di una simile struttura furono forse identificati negli anni Settanta presso Gaudiano di Lavello in località Posta Scioscia, e sono databili alla fine del XII secolo. Naturalmente oggi di queste strutture lignee non è rimasto niente: il legno d’epoca medievale è irrimediabilmente scomparso in Italia meridionale per il suo clima secco; le tracce delle collinette artificiali in terra sono state anch’esse distrutte dai lavori agricoli che utilizzano oggi macchine potentissime. A mano a mano che la conquista procedeva e prendeva corpo i signori normanni iniziarono a sostituire tali tipi di fortificazioni per altre più sicure e più stabili. La costruzione dei castelli in pietra rimpiazzò ben presto le esili strutture lignee, poiché più difficili all’abbattimento e all’incendio, anche se, ovviamente, richiedevano manodopera e restauri ben più costosi. In realtà se volessimo definire una cronologia sommaria delle fortezze normanne in Italia meridionale dovremmo affermare che esistono due fasi: una prima fase legata alla costruzione delle motte a cui seguì quella dei dongioni o masti in pietra. Non conosciamo ancora bene la disposizione interna dei castelli in legno della prima epoca normanna e non sappiamo molto nemmeno di quella dei castelli di pietra della fine dell’XI e del XII secolo. Quello che però è certo è che il dongione normanno era un edificio importato dalla nuova aristocrazia militare che si era insediata stabilmente nei territori meridionali. La fretta con la quale i nuovi conquistatori li costruirono fu pari solo alla repulsione che essi ispirarono alle popolazioni autoctone. Sono esemplari gli esempi riportati dalle fonti scritte: a Cosenza il primo castello ducale venne immediatamente distrutto dalla popolazione; a Bari, il castello edificato già durante la prima fase della conquista, venne demolito nel 1079; alla morte del duca Guglielmo, i cittadini di Troia distrussero il giorno stesso il castello. Il dongione normanno è un manufatto militare costruito in pietra anziché in legno con planimetria generalmente quadrata o rettangolare a tre piani e altezza variabile (15-20m) e con spessore dei muri che diminuisce gradatamente verso l’alto. I solai in pietra erano spesso voltati (a crociera o a botte); l’accesso al castello avveniva al primo piano mediante un ponte levatoio per ovvie ragioni di sicurezza e la sommità dei muri presentava un coronamento merlato. Fra i più importanti masti in Abruzzo ricordiamo Introdacqua, Rifattone (Bellante) e Pereto; in Molise Oratino e Roccamandolfi; in Campania il castrum lapidum di Capua anche se ai piani alti presenta alcuni rifacimenti federiciani, i castelli normanni di Ariano Irpino, Cervinara, Girifalco (Torella dei Lombardi) e Casalbore in Irpinia; i castelli di Conversano, Montecorvino e Torremaggiore (Fiorentino) in Puglia; i masti di Satriano, di Genzano e quello di Melfi in Basilicata, oppure i grandi masti siciliani di Adrano, Paternò, Motta Sant’Anastasia, Calathamet e Caronia. Questi ultimi due castelli sono stati recentemente oggetto di scavi archeologici.Lo scavo del dongione di Calthamet, ha portato alla luce un castello costruito nel XII e poco trasformato. L’edifico rettangolare si presenta con un piano inferiore, dotato di una porta monumentale con tre stanze parallele e privo di finestre. Al secondo piano che presenta le stesse dimensioni del primo, si accede mediante una scala. Probabilmente a questo livello doveva collocarsi l’alloggio del signore. Accanto alla costruzione sorgeva una cappella che sovrastava una cisterna. Una disposizione del tutto simile è stata riscontrata al castello di Baronia della metà del XII secolo. Anche qui l’edificio presenta un piano nobile che doveva ospitare certamente elementi di lusso e di rappresentanza. E’ ovvio che le dimensioni di tali edifici sono molto ridotti rispetto ai loro omologhi d’Oltrealpe pur conservando sia la tipologia che alcuni apparati difensivi.I robusti dongioni normanni costruiti sopra impervi rialzi rocciosi completamente isolati hanno da sempre contribuito a una loro comune trattazione con i loro omologhi d’Oltrealpe costruiti in Normandia (Falaise, Domfront, Chambois, Arques, Vire, Caen ecc.) e il cui modello venne esportato in Inghilterra dopo la conquista del 1066 da parte di Guglielmo il Conquistatore (Torre di Londra, Rochester, Colchester, Farnham, Castle Rising, Middleham, Portchester, ecc.). In Europa del Nord, i tipi più noti dei donjons normanni sono i grandi torrioni parallelepipedi della Francia occidentale e dell’Inghilterra, opera di signori che volevano conciliare necessità residenziali e difensive. Al piano terra vi erano gli oscuri locali del pianterreno che venivano utilizzati come magazzini di derrate alimentari, mentre ai piani superiori vi trovavano posto confortevoli camere dotate di ampie finestre e di camini per il riscaldamento. I solai erano in legno, a differenza dei masti dell’Italia meridionale che erano voltati. La copertura in genere era piana ed era costituita anch’essa in legno per il posizionamento delle macchine balistiche (trabocchi, mangani, eccetera). L’approvvigionamento idrico avveniva per mezzo di cisterne ricavate direttamente nella roccia o attraverso veri e propri pozzi esterni in muratura. Il mastio o torrione, che generalmente ospitava il signore con la sua guarnigione, non era del resto l’unico edificio del castello, il quale, sede di una signoria, doveva comprendere una sala di rappresentanza, uno o più edifici religiosi, gli alloggiamenti dei cavalieri al seguito del signore, i domestici, nonché gli edifici di servizio come scuderie, cantine e cucine. Tali costruzioni erano dapprima disperse in un ampio recinto murato, nel quale si poteva trovare posto anche per l’occasionale ricovero della popolazione rurale dei dintorni; in seguito invece prevalse la tendenza a raggruppare fra loro gli edifici in complessi omogenei e a restringere i recinti. In Siria, Libano e Israele è ancora possibile osservare numerosi masti di tipi normanno, costruiti ex novo dai crociati durante la prima fase della conquista. E’ il caso di Chastel Rouge In Siria meridionale, di impianto quadrangolare con torri rettangolari ai due angoli e dongione quadrato al centro; Coliath, in Libano settentrionale, protetto da una cinta quadrata preceduta da un fossato e, agli angoli, da torri quadrate di cui una più alta collocata nel punto maggiormente esposto; Giblet, anch’esso con cinta quadrata, torri angolari e dongione centrale rettangolare. In Israele poi, studi recenti hanno potuto dimostrare che alla conquista sia seguita la costruzione di un gran numero di piccoli castelli con mastio e cinta che identificavano i nuclei dei domini signorili di recente costituzione: I masti quadrangolari o rettangolari di tipo normanno ancora visibili sono: Khirbat al-Karmil, Majdal Yaba, Suffuriya, Qal’at ad-Damn, Jaba e Umn at-Taiyiba a pochi chilometri dal monte Tabor. Il tracciato disordinato delle città antiche veniva sostituito da cinte murarie più piccole e compatte. A volte i normanni, per proteggere le cinte urbane, seguivano i contorni del sito o, dove si sviluppava su un terreno in pianura, disegnavano una pianta regolare. Le nuove città erano protette da un castello costruito a ridosso delle mura. Quest’ultime erano poi munite di feritoie, raggiungibili grazie a camminamenti di ronda, posti all’interno del muro e a diversi livelli; ogni tratto del muro di cinta era controllato da una o più torri adiacenti. Le opere di difesa esterna (mura di cinta, caditoie, merlature) prevedevano oltre al fossato anche altre opere murarie che ne raddoppiavano la protezione. |
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