Il
paesaggio dell’Italia meridionale normanna fu caratterizzato dalla presenza
di un numero altissimo di castelli. Si trattava di vecchie fortificazioni
che i Normanni avevano conquistato e rese funzionali, ma molte erano
anche delle difese costruite ex novo secondo una tipologia importata
dalla Normandia. Nel corso delle loro conquiste i Normanni costruivano
i castelli per presidiare il territorio occupato e per realizzare dei
punti di partenza per intraprendere nuove avventure. Il monaco Goffredo
Malaterra ricorda più volte i castelli costruiti, anche solo in legno,
da Roberto il Guiscardo, durante la conquista della Calabria.
I
castelli normanni, dunque, nacquero per esigenze di conquista militare
e conservarono, anche in seguito, questa loro caratteristica fondamentale.
Infatti, all’indomani della fondazione del regno di Sicilia, re Ruggero
si preoccupò di gestire tutti i castelli, sia quelli regi, sia quelli
feudali, per difendere il territorio. Di fronte al pericolo di un congiunto
attacco dell’imperatore Federico Barbarossa e dell’imperatore Alessio
Comneno egli organizzò una difesa ‘attiva’ del territorio: si trattava
di presidiare tutte le coste e tutte le possibili vie di penetrazione
mediante un sistema di castelli. Se il nemico fosse venuto dal mare
sarebbe scattato un sistema di avvistamento costiero, costituito da
torri dislocate in modo tale che la seguente fosse visibile alla precedente;
tutti gli abitanti delle comunità costiere erano obbligate a fare la
guardia , che era detta custodia maritima. Se, invece, il nemico
avesse tentato di penetrare per via di terra , tutte le possibili strade
sarebbero state presidiate dai castelli del re. Sarebbe dapprima intervenuto
il conte, responsabile della regione interessata, poi l’esercito regio.
La
conquista e l’insediamento normanno nel Mezzogiorno d’Italia furono
caratterizzati dalla diffusione di un nuovo tipo di castello fortificato,
costruito, secondo una tecnica ispirata dalla Normandia, su di una collina
artificiale, detta ‘motta’, eretta con il terreno di risulta
proveniente dallo scavo di un fossato che circondava la collina stessa.
Questi
castelli erano costruiti rapidamente, con poca spesa e con materiali
di facile reperimento: la terra ed i sassi presenti sul sito, e, soprattutto,
il legname dei boschi. Il castello di Scribla, in Calabria —oggetto
dell’unica ricerca fino ad ora condotta sui castelli normanni, era costituito
da un recinto di forma trapezoidale, eretto su di una motta che
proteggeva uno spazio centrale fiancheggiato, su due dei suoi lati,
da un fossato.
In
attesa che si avvii uno studio dei castelli normanni, che, partendo
da ricerche limitate a ben precisi ambiti territoriali pervenga –come
è stato fatto per l’Inghilterra– ad un loro censimento, in questa sede
non è possibile andare al di là dell’enunciazione di alcune linee di
ricerca, approfondendo soltanto l’argomento che ci interessa, cioè quello
del servizio prestato dai cavalieri nella guardia ai castelli.
Questo
dato è certo: furono numerosissimi i castelli costruiti dai Normanni
nel Mezzogiorno. Prima della nascita del Regnum,
la loro proliferazione fu favorita dal fatto che i feudatari li
potevano innalzare a loro piacimento. Soltanto molto tardi, forse al
tempo di Guglielmo duca di Puglia, si sancì l’obbligatorietà del consenso
del feudatario in capite per
ogni vassallo che avesse voluto costruire un castello. Nel 1123, ad
esempio, all’abate della SS. Trinità di Cava fu necessario il consenso
del duca di Puglia per edificare Castellabate nel Cilento. Dopo la proclamazione
della Monarchia, la costruzione di nuovi castelli, diventata materia
di esclusiva pertinenza regia, subì solo in apparenza una battuta di
arresto. Infatti, il re, non solo edificò moltissimi nuovi castelli,
ma sembra anche che non si sottraesse dall’accordare il suo consenso
a quei feudatari che gli chiedevano la licenza di edificarne. Ad esempio,
la Chronica di Santa Maria
de Ferraria ricorda che nel
1139, durante l’assedio di Bari, Ruggiero Il d’Altavilla fece costruire
intorno alla città trenta castelli .Nel 1147 lo stesso re Ruggiero concesse
a Berardo, vescovo di Forcona, suo feudatario, il permesso di costruire
il castello di Collepaldonis. Per comodità di
esposizione distinguiamo
i castelli normanni in
tre grandi gruppi : rurali, urbani costieri .
Il
Catalogus Baronum documenta che tutti questi castelli erano i centri
di altrettanti feudi, tenuti, nella maggior parte dei casi, da cavalieri
di origine normanna. Costoro traevano dai possessi feudali non solo
le risorse necessarie per fornire all’esercito del re un adeguato servizio
militare, ma anche quei mezzi che consentivano loro di svolgere un regolare
servizio di guardia ai castelli di propria competenza.
Passiamo
ad esaminare il secondo dei tre gruppi in cui abbiamo classificato i
castelli feudali normanni, cioè i castelli urbani. Di questi è possibile
individuare una precisa tipologia, se si lascino da parte alcuni casi
importanti, ma non esemplari, come quelli di Aversa e di Melfi perché
relativi a città costruite o ampliate dai Normanni.
I
cavalieri normanni, pochi in assoluto ed in percentuale rispetto al
numero della popolazione locale, si insediarono nelle città in una posizione
periferica. Essi, infatti, posero il centro del loro potere nei castelli
che costruirono fuori le vecchie cinta.
Lo
stesso fenomeno avvenne nelle città del continente, anche in quelle
dove era stato più a lungo radicato il potere longobardo, come Salerno
e Capua. In queste città «fu corretta e modificata la topografia del
potere longobardo, con la costruzione di un castello in posizione marginale,
a cavallo delle mura.
A
Salerno fu costruito il castello di Terracena; a Capua il «castrum lapidum».
Le altre città campane (Avellino, Benevento), e le città pugliesi (Bari,
Conversano) non si sottrassero a questa tipologia d’insediamento.
Il
castello di Terracena, ad esempio, fu costruito dai Normanni fuori della
cinta delle mura della Salerno longobarda.Esso divenne il centro dell’amministrazione
normanna, il luogo dove furono redatti dapprima i diplomi ducali, poi
quelli regi. Ma divenne anche il nuovo polo verso il quale si spostò
il centro cittadino, determinando una trasformazione degli antichi percorsi
urbani. Il castello sorse presso la porta Elini e la «platea maior»,
attirando verso questi luoghi il traffico e l’attività commerciale dell’intera
città.
Il
terzo gruppo dei castelli feudali normanni, che è stato individuato,
è quello dei castelli sorti a guardia delle coste. Il
servizio ai castelli costieri, che nelle fonti è detto custodia
maritima, fu
espletato sia nelle terre regie che in quelle feudali. Anche
se la custodia maritima era
un servizio espletato da tutti i feudatari che possedevano terre confinanti
col mare, non vi è dubbio che esso fosse riservato., come servizio personale,
ai titolari di quei feudi che non erano in grado di fornire un cavaliere
armato. Ad esempio nel Catalogus
Baronum i milites di Mottola
che posseggono un feudo di mezzo milite, sono chiamati «se ipsum ad
custodiam maritimam».
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