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Deambulatorio della Cattedrale di Aversa

 

La caratteristica dell’abside articolata a deambulatorio con cappelle radiali accomuna la cattedrale di Aversa all’incompita della Trinità a Venosa e alla cattedrale di Acerenza. L’esempio aversano, meglio conservato, consta di cinque campate a trapezio e due rettangolari voltate a crociera con costoloni piatti; tre cappelle si aprono alla sommità della curva.

 Il corpo della chiesa, concepito in uno col deambulatorio, venne distrutto in seguito al sisma della metà del XIV secolo e l’edificio attuale risulta essere una creazione settecentesca.

Del monumento originario sopravvive il portale ora spostato ma un tempo sito sulla facciata: esso contiene un’iscrizione, secondo la quale il principe Giordano avrebbe proseguito l’opera del padre Riccardo, la cui attività va collocata tra il 1053 ed il 1078. All’operato di Giordano, cui spetta la fase di maggior interesse della storia dell’edificio, fissata entro la sua morte nel 1090, fa seguito l’attività di Roberto II tra il 1127-1135. Alla fase di Giordano rimanda lo stesso portale d’ingresso, che nella decorazione dell’archivolto risente della temperie classicista, comune anche agli archivolti delle finestre absidali. Una felice intesa tra classicismo ed espressionismo si incontra, inoltre, nelle mensole a protomi umane dell’archivolto posto a coronamento del portale dei canonici, all’ingresso dell’attuale sacrestia. Lo stesso gusto traspare nella lastra con il cavaliere nell’atto di colpire il drago murata nel deambulatorio, manufatto non di IX o X secolo ma della fine dell’XI, data cui si assegna il deambulatorio con il resto dell’apparato decorativo superstite. La lastra raffigura probabilmente un ammonimento simbolico sulla capacità umana di sconfiggere il male. L’analisi delle strutture del deambulatorio e la rassegna dei suoi probabili antecedenti transalpini, il cui prototipo è identificato nel coro di Rouen del 1063, confermano la precoce datazione del caso aversese. A differenza dei modelli francesi, ad Aversa è ben radicata la matrice romanica: la massa muraria, statica e pesante, è trattata senza gli accenti tendenzialmente gotici dei casi nordeuropei.

   

 

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Ultimo aggiornamento:
 16-02-04